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L’Ape sociale: un sostegno vitale per lavoratori in difficoltà

L’Ape sociale: un sostegno vitale per lavoratori in difficoltà
Photo by Pixabay
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L’Ape Sociale funge da importante rete di protezione per coloro che, sebbene non abbiano ancora raggiunto l’età pensionabile, affrontano situazioni lavorative complicate e necessitano di un supporto previdenziale.

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Introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e valida fino al 2028, questa indennità temporanea rappresenta una boccata d’ossigeno per lavoratori specifici, accompagnandoli fino al traguardo della pensione di vecchiaia.

La platea dei beneficiari dell’ape sociale

L’Ape Sociale apre le sue porte a un’ampia gamma di lavoratori, dai dipendenti agli autonomi, compresi coloro che figurano nella Gestione Separata. Ma chi, in concreto, può farne richiesta? I disoccupati, anzitutto: chi ha perso il lavoro a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o accordi consensuali può avanzare domanda, a patto di aver completato il periodo di NASpI e accumulato almeno 18 mesi di contribuzione nei tre anni precedenti alla perdita dell’impiego.

Poi vi sono i caregiver, quei lavoratori che offrono assistenza a familiari conviventi affetti da disabilità grave da non meno di sei mesi. Questa categoria include l’accudimento di coniugi, parenti di primo grado o, in determinate circostanze, di secondo grado se il familiare affine ha ultra-settantenni non autosufficienti tra i parenti diretti.

Non mancano i lavoratori con invalidità, coloro cioè cui è stata riconosciuta un’invalidità civile pari o superiore al 74%. E infine, i lavoratori addetti a mansioni gravose, che possono beneficiare dell’indennità se hanno accumulato un’attività lavorativa di almeno sette anni negli ultimi dieci, o sei anni su sette, in compiti classificati come particolarmente pesanti.

Requisiti fondamentali: età e contributi

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Per accedere all’Ape Sociale non basta rientrare in una delle categorie summenzionate. È fondamentale anche rispettare ulteriori requisiti anagrafici e contributivi. Si parte dall’età: il richiedente deve aver compiuto almeno 63 anni e 5 mesi. In termini contributivi, per disoccupati, invalidi civili e caregiver, il minimo richiesto è di 30 anni di contributi. Diverso il caso per i lavoratori occupati in mansioni gravose, per i quali sono necessari almeno 36 anni di contributi, ridotti a 32 per categorie specifiche.

Come avanzare la domanda per l’ape sociale

Avviare il procedimento per l’Ape Sociale richiede innanzitutto la certificazione del diritto da parte dell’INPS, che deve essere richiesta prima delle scadenze fissate. I canali di presentazione delle domande sono molteplici: online attraverso il sito ufficiale dell’INPS con credenziali SPID di livello 2, CNS, CIE o eIDAS; presso patronati riconosciuti dalla legge, che offrono assistenza nella compilazione e nell’invio delle richieste; infine, via telefono, tramite il Contact Center dell’INPS ai numeri 803164 (gratuito da rete fissa) o 06164164 (a pagamento da rete mobile).

Le scadenze per l’invio delle domande sono distribuite su tre finestre temporali: 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre. Pertanto, chi desidera fare richiesta non deve dimenticare che il primo termine è fissato per il 31 marzo. L’INPS, dal canto suo, comunicherà l’esito delle verifiche entro il 30 giugno per le istanze presentate entro la prima finestra. Un destinatario del beneficio, dopo la conferma dell’idoneità, potrà richiedere il pagamento dell’Ape Sociale, il cui decorso comincia il primo giorno del mese successivo all’invio della domanda, previa interruzione dell’attività lavorativa.

Attenzione alle risorse limitate

Un fattore critico da non sottovalutare riguarda l’entità delle risorse disponibili. Anche raggiunti i requisiti richiesti, un lavoratore potrebbe vedersi negato il beneficio qualora i fondi destinati si esauriscano. Pertanto, agire prontamente e inoltrare la domanda senza indugi diventa cruciale per accrescere le probabilità di accettazione.