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INPS rivela: in Italia le donne guadagnano sempre meno

INPS rivela: in Italia le donne guadagnano sempre meno
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Il divario salariale di genere in Italia persiste, con le donne che guadagnano in media il 20% in meno degli uomini, nonostante un livello di istruzione superiore.

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Il divario salariale di genere in Italia: un vuoto da colmare

L’ultimo rapporto dell’Inps rivela una disparità significativa nelle retribuzioni medie tra uomini e donne in Italia. Le donne, nonostante siano più istruite, affrontano ostacoli evidenti nel mondo del lavoro, con gap salariali e barriere a tutti i livelli.

Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps ha pubblicato un Rendiconto di genere che mette in luce le condizioni di svantaggio affrontate dalle donne nel mercato del lavoro italiano. Malgrado una maggiore istruzione rispetto ai colleghi maschi, le donne trovano difficoltà a progredire, non riuscendo a colmare il gap retributivo del 20% in meno delle loro retribuzioni medie giornaliere rispetto agli uomini. Le origini di questa disparità sono complesse, legate a un uso più frequente del part time, a livelli di qualifica inferiori e a una minor propensione a svolgere straordinari.

Donne e lavoro: una sfida quotidiana

Le donne italiane si trovano spesso in posizioni di svantaggio sul lavoro. Il tasso di occupazione femminile nel 2023 è del 52,5%, significativamente inferiore a quello degli uomini. Solo il 18% delle assunzioni totali femminili è a tempo indeterminato, a confronto del 22,6% maschile. Nel contesto del lavoro part time, le donne rappresentano una grossa fetta, con una percentuale impressionante del 64,4%, e il lavoro part time involontario è tre volte più comune tra le donne rispetto agli uomini. In tutti i settori economici, a eccezione dell’estrazione mineraria, gli uomini ottengono una retribuzione media giornaliera più elevata rispetto alle loro colleghe.

Le disparità si acuiscono in molti settori: in dieci dei diciotto settori analizzati, le donne percepiscono più del 20% in meno rispetto ai colleghi uomini. Le discriminazioni retributive sono particolarmente pronunciate nel settore finanziario, nelle assicurazioni, e nelle attività professionali, dove arrivano a guadagnare fino al 39,9% in meno nei servizi immobiliari.

Istruzione e progressione di carriera

Anche nei percorsi di carriera, le donne devono affrontare difficoltà significative. Nonostante una superiorità negli studi, con il 52,6% dei diplomi e il 59,9% delle lauree conquistati da donne, questa preparazione non si traduce in una maggiore presenza nei ruoli di vertice. Le donne si ritrovano spesso sovraistruite per le posizioni che occupano, un fenomeno che colpisce quasi il 40% delle donne nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Inoltre, le donne continuano a portare il peso maggiore dei lavori di cura, una responsabilità che limita le loro opportunità professionali. Le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne superano ampiamente quelle degli uomini, evidenziando come il carico familiare freni ulteriormente la carriera femminile.

Pensioni: una disuguaglianza persistente

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La disparità non si ferma alla carriera lavorativa ma si estende alle pensioni. Le donne italiane percepiscono in media prestazioni pensionistiche significativamente più basse degli uomini. Con un importo medio inferiore di quasi il 48%, le pensioni delle donne sono una rappresentazione chiara del loro svantaggio accumulato nella vita lavorativa. Anche se numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni, le donne ricevono importi medi ben al disotto di quelli degli uomini, con una differenza che nei casi di pensioni di vecchiaia raggiunge il 44,1%.

Le difficoltà delle donne nel raggiungere i requisiti contributivi derivano dalla natura frammentaria e discontinua delle loro carriere. Con solo il 27% delle donne tra i lavoratori dipendenti privati e il 25,5% tra i lavoratori autonomi che accedono alla pensione anticipata, il quadro è chiaro: le strutture e le politiche attuali non sostengono abbastanza le donne nel loro percorso lavorativo.