Tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025, ci attende il ritorno dell’ora legale. Alle due di notte, le lancette dovranno essere portate avanti di sessanta minuti, un rituale a cui siamo ormai abituati. Anche se ciò significa rinunciare a un’ora di sonno, potremo godere di giornate più lunghe e di una maggiore luce solare. Gli smartphone, per fortuna, si aggiorneranno automaticamente, e torneremo all’ora solare il 26 ottobre dello stesso anno.

Origini e scopi dell’ora legale
L’ora legale venne introdotta con l’obiettivo di sfruttare meglio la luce solare e ridurre il consumo di energia elettrica. In Italia, questa pratica è stata adottata per la prima volta durante la Prima guerra mondiale, nel 1916, ed è stata poi interrotta in diversi periodi, come tra il 1921 e il 1939 e tra il 1948 e il 1965. Sebbene le motivazioni iniziali possano sembrare ormai superate, l’ora legale continua a essere un prezioso strumento di risparmio energetico, specialmente in un’epoca in cui la sostenibilità è una priorità.
Cambiando le lancette, si riesce a risparmiare significantemente sull’energia elettrica. Terna, la società di gestione della rete elettrica italiana, stima un risparmio di circa 100 milioni di euro nei sette mesi di ora legale grazie a un minor consumo pari a circa 330 milioni di kWh. Questo si traduce non solo in un beneficio economico, ma anche in una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 160 mila tonnellate, il fabbisogno medio annuo di oltre 125 mila famiglie. Dal 2004 al 2024, infatti, questa pratica ha permesso di economizzare complessivamente oltre 11,7 miliardi di kWh, risparmiando circa 2,2 miliardi di euro per i cittadini italiani.
Impatti sulla salute e problematiche legate al cambio d’ora
Il passaggio all’ora legale non è privo di conseguenze, specialmente per la salute. Come indicato da Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, questo cambiamento altera il nostro orologio biologico, o ritmo circadiano, che completa il proprio ciclo in circa 24 ore quando non disturbato da fattori esterni. L’adattamento forzato può avere effetti negativi sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca. Studi riportano un incremento del 4% negli attacchi cardiaci nella settimana successiva al cambio d’orario, secondo l’Università di Stoccolma. Inoltre, molti sperimentano problemi di sonno, riducendo concentrazione e umore, il che si riflette negativamente nel rendimento scolastico e lavorativo. Altri studi hanno evidenziato un aumento degli incidenti stradali e sul lavoro, e in Australia è stato osservato un incremento nei tassi di suicidio nei primi giorni dopo il cambio.
L’intricata strada verso l’abolizione del cambio d’ora in Europa
Qual è il futuro del cambio dell’ora nell’Unione europea? Sebbene ci fossero aspettative a riguardo, la proposta di fermare il cambio semestrale dell’ora presentata nel 2018 dalla Commissione europea di Jean-Claude Juncker non ha avuto successo. Basata su una consultazione pubblica che aveva raccolto ben 4,6 milioni di risposte, di cui l’84% favorevoli alla fine dei cambi d’ora, la proposta non ha mai trovato un consenso all’interno del Consiglio europeo, nonostante il Parlamento europeo si sia espresso favorevolmente nel 2021. La mancata convergenza è dovuta in parte alla diversa percezione tra i paesi: i nordici tendono a vedere l’ora legale come inefficace, mentre i paesi mediterranei come l’Italia beneficiano delle giornate più lunghe.
Attualmente, la questione rimane in sospeso, con l’abolizione del cambio d’ora ancora in bilico. Si pianifica una consultazione informale tra gli Stati membri per verificare se vi siano possibilità di procedere. Nonostante le difficoltà, è chiaro che questo tema non può essere accantonato e continua a sollevare discussioni animate tra i paesi europei.